La lotta all’evasione fiscale dei comuni (2016)

11 ottobre 2017 - di Twig

Solo 517 Comuni italiani, circa il 6,5% del totale, sono impegnati nella lotta all’evasione fiscale. Il dato, comunicato nel mese di settembre dal Ministero dell’Interno, oltre a non essere molto positivo, è in leggero calo rispetto alla quota del 7% riferita al 2015.

Dal 2011, anno in cui lo Stato ha dato ai municipi questa possibilità (riconoscendo loro il 100% dei risultati ottenuti), il numero di Comuni che hanno ottenuto un contributo economico grazie alla loro collaborazione con l’Agenzia delle Entrate è tendenzialmente cresciuto senza però raggiungere quote significative. Si è passati, infatti, dai 335 Comuni beneficiari del 2011ai 517 del 2016.

La mappa sottostante racconta di una situazione a macchia di leopardo, con parecchi buchi e performance ben diverse da comune a comune.

 

La mappa interattiva: importo netto da erogare (v.a. anno 2016) – Fonte dati: Ministero dell’interno (settembre 2017)

Cosa possono fare i comuni per contrastare l’evasione? L’amministrazione centrale ha definito un programma di controlli sui tributi statali (Irpef, IVA, Irap, altri tributi). I Comuni hanno la possibilità di confrontare le banche dati dell’Agenzia delle Entrate con i dati comunali, individuando le famiglie che dichiarano redditi bassi e/o anomali rispetto al patrimonio che posseggono (immobili, auto ecc.).

Nel 2016 questo meccanismo ha consentito ai Comuni di recuperare oltre 13,3 milioni di euro. Soldi preziosi per le amministrazioni locali soprattutto in questo periodo di tagli e vincoli di bilancio. Il dato è però in netto calo (-4 milioni circa) rispetto a quanto rilevato nel 2015 quando la quota complessiva era 17,1 milioni e (-8 milioni circa) rispetto al 2014 quando la quota era 21,1 milioni.

 

Importo complessivo attribuito: anni 2014, 2015 e 2016

Come dicevamo la situazione è eterogenea, ma un dato è evidente: il Nord è molto più attivo rispetto al Sud, con Basilicata, Puglia, Molise e Umbria a fare da fanalini di coda. Si riconfermano come amministrazioni più virtuose, quelle che si trovano in Lombardia e in Emilia Romagna. Queste ottengono, seppur in calo rispetto l’anno precedente, una quota incentivante pari rispettivamente a 5,2 (6,4 nel 2015) e 3,1 (4,5 nel 2015) milioni di euro e si assicurano oltre la metà dell’intero incasso recuperato dai Comuni a livello nazionale.

Fra le province, Milano vince su tutte con 2,73 milioni di euro, seguita da Brescia (1,19), Genova (1,02), Bologna (0,86) e Torino (0,83). La provincia di Bergamo perde la quinta posizione (ottenuta nel 2015 con 1,15 milioni di euro) e raggiunge, nel 2016, solo la settima (con 0,72 milioni di euro) alle spalle di Reggio nell’Emilia.
Le ultime posizioni invece sono occupate dalle province di Foggia, Isernia, Oristano, Vibo Valentia e Crotone.

Se analizziamo il dettaglio comunale, sul podio, salgono Milano (con un incasso di oltre 1,7 milioni di euro), Genova e Torino, seguite da Reggio nell’Emilia, Prato, Castel San Pietro Terme e Bergamo che incassa circa 378 mila euro.

Una domanda è d’obbligo: a quanto ammonterebbe l’incasso se tutte le amministrazioni locali collaborassero con l’Agenzia delle Entrate?

L’analisi dei dati ci ha consentito di fare due stime basate sul contributo pro capite per contribuente.

Una prima stima cautelativa ci dice che se tutti i comuni operassero come fanno i 517 già impegnati, potrebbero recuperare una somma pari a circa 40 milioni di euro, il triplo dei risultati ottenuti nel 2016.

Se invece tutti i comuni si allineassero agli standard dei primi 50 comuni italiani, la cifra salirebbe a 335 milioni di euro. Un dato superiore – per dare un ordine di grandezza – a quanto i comuni hanno incassato nel 2016 dall’imposta di soggiorno.

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